Prima Serata Rai:
Rai 1: Don Zeno - L’ Uomo di Nomadelfia - 1^ Tv
Rai 2: X Factor - La Finale
Rai 3: Ballarò
Prima Serata Mediaset:
Rete 4: Attenti Al Lupo - 2^ Puntata Men Of Honor - L’ Onore Degli Uomini Vita Da Paparazzo - 1^ Tv - 2^ & Ultima Puntata
Canale 5: Vita Da Paparazzo - 1^ Tv - 2^ & Ultima Puntata Ti Va Di Ballare? - 1^ Tv
Italia 1: Aldo, Giovanni & Giacomo - Pur - Purr - Rid! & Mai Dire Martedì - 9^ Puntata
Seconda Serata
Su Rai 2 alle 23:45 “Scorie“. Su Rai 3 alle 23:45 “Gargantua“.
Don Zeno - L’ Uomo di Nomadelfia
La vita avventurosa di Don Zeno Saltini, il sacerdote fondatore della comunità di Nomadelfia, viene rievocata su Rai Uno con Giulio Scarpati protagonista, per la regia di Gianluigi Calderone.
Don Zeno l’uomo di Nomadelfia racconta in due serate per la tv l’avventura umana di un prete che per salvare i bambini abbandonati nella miseria e nella disperazione e farli diventare persone libere e oneste, dovette fare i conti con due guerre, con il fascismo, con il nazismo, con la democrazia, con la Chiesa. E con se stesso.
Zeno Saltini era nato in un paese agricolo dell’Emilia nel 1900. La sua famiglia era cattolica. Il nonno, in contraddizione con i tempi, aveva trasformato il suo vasto podere in una comunità dove non si faceva differenza fra padroni e dipendenti. Veniva da questo insegnamento la vocazione di Zeno per la vita religiosa e per la difesa dei più deboli, soprattutto dei bambini.
Dopo la terribile esperienza della Grande Guerra (aveva diciotto anni) Zeno abbandonò la famiglia, lasciò con dolore la ragazza che amava, prese i voti e si dedicò alla fondazione di una piccola comunità cristiana simile a quelle di quasi duemila anni prima, dove tutti erano figli di tutti, e tutti erano genitori di tutti. E lo fece con l’entusiasmo e l’allegria di chi ama la vita ed è pronto a battersi per le sue idee; non solo con il buon esempio, ma anche adoperando le mani in modo battagliero. Se c’era da fare a pugni, Zeno non si tirava indietro.
Prima dovette scontrarsi coi latifondisti, poi fu perseguitato dai fascisti (subì anche un processo dal Tribunale Speciale). Durante la seconda guerra mondiale, quando metà dell’Italia era occupata dagli Alleati Occidentali e metà dai nazisti, traversò con grandi rischi la linea del fuoco, fra morti e macerie, raggiunse il Sud ormai libero, e da lì – militante della propria fede – marciò con i Liberatori verso il Nord, cioè verso il suo piccolo paese, per riportarvi la democrazia.
Fu una delusione. Gli amici di un tempo erano diventati rivali fra loro, sostenendo tesi politiche contrapposte e interessi non precisamente onesti. Il senso della solidarietà si era perduto.
Nomadelfia
Zeno detestava i conflitti ideologici, l’opportunismo, l’imbroglio. Per lui bisognava fare due mucchi: le vittime e i persecutori, senza badare all’ideologia e alla tessera del partito politico. Fondò allora nel campo di concentramento di Fossoli una comunità unica al mondo, e che in tutto il mondo diventerà famosa: Nomadelfia. Ebbe tutti contro: la gente avida di ricchezza, il governo – pur democratico – che si sentiva scavalcato, e persino Papa Pio XII che si rifiutò di riceverlo perché mal tollerava l’indipendenza di questo prete dal potere gerarchico.
La polizia attaccò Nomadelfia con un’azione di tipo militare, smembrò le famiglie della comunità. Allora Zeno si tolse la tonaca, ritornò laico, ricominciò da zero, fondò altrove una nuova Nomadelfia che ancora oggi esiste.
Solo quando diventò vecchio e indossò nuovamente la tonaca, Don Zeno Saltini ebbe da Giovanni Paolo II parole di elogio. Finalmente la Chiesa riconosceva che Nomadelfia è una comunità cristiana in cui regnano uguaglianza e solidarietà.
Morì nel 1981. Si spense pensando alla saggezza del nonno, e gli sembrò di rivedere se stesso ancora bambino, quando la madre gli insegnava nel suo dialetto le preghiere della notte. La sua gente, come lui voleva, gli disse addio danzando silenziosa sotto la tenda del grande Circo di Nomadelfia.
Prima Puntata
Zeno Santini, presidente della Federazione della Gioventù Cattolica di Carpi, si sta per laureare in giurisprudenza con l’obiettivo di difendere i più deboli. Il vescovo, monsignor Pranzini, che lo conosce e lo stima, è invece convinto che la sua strada sia il sacerdozio. Zeno resiste, ma è inquieto.
Dopo l’incontro con un gruppetto di bambini condannati dalla miseria alla strada, al furto, al riformatorio, Zeno cade in crisi. Il pensiero di difendere i poveri come avvocato non gli basta più, capisce che Dio lo chiama al sacerdozio.
Una volta uscito dal seminario, gli viene assegnata la parrocchia di un paesino del modenese, San Giacomo Roncole. Ben presto don Zeno conquista la popolazione con azioni innovative che hanno la forza di coinvolgere tutti (non solo i fedeli) come il cinematografo. Prende a vivere con sé quei ragazzi che la miseria ha costretto alla rassegnazione di un destino segnato. Il paese gli è vicino, e cerca di aiutarlo come può.
Ma i tempi sono duri, l’Italia è in piena crisi economica, e il sostegno dei paesani non basta più a mantenere i bambini. Don Zeno fa debiti su debiti, mentre i suoi discorsi lo rendono inviso all’autorità fascista. Dopo l’ennesimo sequestro dell’ufficiale giudiziario, don Zeno tenta il tutto per tutto appellandosi alla Carità evangelica contro l’indifferenza dello Stato. La risposta non tarda a giungere: don Zeno viene convocato in Questura, su di lui incombe la minaccia del tribunale speciale. Ma riesce a scampare ad una condanna e torna a San Giacomo Roncole.
Don Zeno ora teme per i suoi figli, pensa di non trovarli più a casa, di trovare la parrocchia deserta…
Ti va di ballare?
Pierre Dulaine (Antonio Banderas), ex ballerino professionista, è chiamato a tenere un corso di danza in una scuola pubblica nella periferia di New York.
Inizialmente viene accolto con freddezza dagli allievi, appassionati di musica e ballo hip-hop e assolutamente indifferenti alla danza classica. Con il passare del tempo però, Pierre riesce a farsi apprezzare e insieme ai ragazzi crea una nuovo stile di ballo, risultato della fusione tra la danza tradizionale e il moderno hip-hop, poi utilizzato per una coreografia durante una prestigiosa gara di ballo regionale…
Ispirata alla vera storia di Pierre Dulaine, danzatore di Manhattan che si è dedicato a insegnare ballo a un gruppo di liceali socialmente disadattati, la prima assoluta della regista di videoclip musicali newyorkese Liz Friedlander è un appassionante viaggio nel variegato mondo giovanile americano. La danza, in questo senso, diventa un efficace strumento di recupero e liberazione da situazioni di degrado. Il ballo è dunque strumento educativo e di liberazione, per ritrovare fiducia in se stessi e credere in un futuro migliore.
Aldo, Giovanni & Giacomo - Pur - Purr - Rid!
Dai rifiuti di Napoli all’immigrazione, dai fannulloni da licenziare ai mutui per la prima casa, passando per il ponte sullo Stretto e le centrali nucleari.
Cosa pensano gli italiani del decisionismo del governo? Pensano si tratti solo di annunci o di fatti? Forma o sostanza?
Ne discutono a Ballarò il ministro della difesa Ignazio La Russa, Piero Fassino del PD, il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, il direttore del Corriere della sera Paolo Mieli, tra gli ospiti delle puntata del settimanale di Raitre condotto in diretta da Giovanni Floris.
La copertina satirica è di Maurizio Crozza.
Sono passati più di venti anni, nei primi anni ‘90 l’International Rome Photos, nella quale si sta facendo le ossa Daniele (Sergio Arcuri) è oramai un punto di riferimento nel mondo del cinema e della carta stampata. Il gossip ha invaso l’informazione, e i settimanali sono pieni di scoop, veri o finti.
I nostri, in accordo con il press agent Flipper (Luca Lionello), realizzano un finto scoop, con l’attrice Barbara (Hoara Borselli).
Dieci anni dopo è Daniele a gestire l’agenzia, che ha ribattezzato Star and Stars, con le sue collaboratrici Vanessa (Benedetta Valanzano) e Manuela (Emy Bergamo) che gestiscono migliaia di chiamate al cellulare e centinaia di contatti. Daniele si adegua e, dedicando pochissimo tempo alla moglie Michela (Francesca Chillemi) e al piccolo figlio appena nato, opera in modo spregiudicato, non esiste privacy di vip che non possa essere aggirata per direttori di settimanali e pararazzi a cui tutto sembra possibile. Ai vecchi Tom e Gino appare allora evidente come siano lontani i tempi delle loro paparazzate sui marciapiedi di via Veneto…
Gargantua - Ottava Puntata
Un recente libro lo definisce “quello della musica”, ma è solo una delle molte declinazioni possibili dell’artista Renzo Arbore che si racconta a Gargantua. Arbore spazia a 360 gradi, dal proprio modo di fare comunicazione alla musica, alla tv di qualità.
Linguaggi che Gargantua analizza anche in questa puntata tra le pieghe dell’economia e della scienza, come nel caso del dialogo tra l’autore e attore Ascanio Celestini (che propone un monologo sul Pil) e l’economista Serge Latouche, teorico della ‘decrescita’. Ma anche con l’intervento del genetista Edoardo Boncinelli, alla scoperta della genetica, del cervello e dei suoi percorsi.
Infine la musica, con Meg, ex voce dei 99 Posse e cantautrice al suo secondo album Psychodelice, aperto da Distante, nuova hit del panorama musicale italiano.
Un titolo volutamente criptico, per mascherare un tema scomodo e di scottante attualità: nell’era di botteghini, classifiche e indici d’ascolto, qual è il rapporto fra qualità e quantità? Nella puntata di questa sera le risposte (agli antipodi?) di spettacolo, economia e scienza. Renzo Arbore, artista a tutto tondo, che ha sempre cercato la nicchia ma incontrato il grande pubblico, ci apre le porte della sua “stanza del tesoro”: tempio dell’inutile dove raccoglie i più strambi oggetti. Serge Latouche, teorico della “decrescita” e bastian contrario dell’economia, predica invece la sobrietà e invita a “lavorare meno per lavorare tutti”. Poi ancora la lezione di Ascanio Celestini, che parla di minestre, mariti e mogli per spiegarci che cosa è il PIL, la musica di Meg e le risposte di Edoardo Boncinelli su geni risparmatori e forza riequilibratrice del sesso.













